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Il significato dell'empatia secondo lo psicologo Carl Rogers

  • Immagine del redattore: Simona Seu
    Simona Seu
  • 26 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Troppo spesso confondiamo l’empatia con il buonismo. Crediamo che “sentire l’altro” significhi farsi carico del suo peso, sostituirsi alla sua forza o al suo processo. Ma questo non è empatia: è annullamento, invasione, e alla lunga indebolisce entrambe le parti.


Nella visione di Carl Rogers, invece, l’empatia è uno dei gesti più potenti e liberanti che possiamo offrire. È la capacità di entrare nel mondo percettivo dell’altro senza giudicarlo e senza modificarlo. Questo non equivale a “sostituirsi a lui", ma a risuonare ció che prova, mettendosi nei suoi panni per un momento. Ció consente di comprendere dall’interno la sua esperienza, così come viene vissuta.


Empatia: la definizione di Carl Rogers

definizione di empatia

Per Rogers, l’empatia è una delle condizioni fondamentali della cosiddetta relazione facilitante, che si regge su due presupposti fondamentali:


  • l’autenticità del terapeuta;

  • l’accettazione positiva incondizionata;

  • la sospensione del giudizio.


Questi tre elementi creano uno spazio psicologico dove la persona può finalmente esprimersi senza maschere: senza la paura di essere giudicata, senza l’obbligo di mostrarsi forte, senza il timore di “disturbare”.


Quindi l’empatia rogersiana non consola, non minimizza, non corregge: accoglie, amplifica, illumina. Permette alla persona di guardare dentro se stessa con più chiarezza e gentilezza.


Quando l'empatia diventa trasformativa

Quando qualcuno ci accoglie empaticamente, accade qualcosa di profondo: si aprono spazi interiori che da soli non riuscivamo a sfiorare.


Emozioni che sembravano “troppo dolorose”, “inopportune”, o “da evitare” trovano finalmente un luogo sicuro in cui emergere.


L’empatia non ci toglie potere: ce ne restituisce. Perché ci permette di sentirci visti e compresi mentre restiamo protagonisti del nostro cammino.

L’altro diventa una cassa di risonanza, non un salvatore. E proprio in quello spazio relazionale la persona può:


  • avvicinarsi alla propria verità interiore

  • sciogliere nodi emotivi rimasti sospesi

  • iniziare un processo di crescita autentica


Si può portare questa esperienza interiore al di fuori di se stessi?

empatia e rispetto

In una società che ci vuole forti a tutti i costi, impermeabili, sempre performanti, praticare l’empatia come la intendeva Rogers è un gesto di grande responsabilità etica. È una ribellione contro l'individualismo esasperato, la vergogna che soffoca le emozioni, l'idea che essere vulnerabili sia sinonimo di debolezza.


L’empatia ci ricorda che siamo umani proprio perché siamo permeabili, sensibili, interdipendenti. Ci ricorda che non siamo soli.


Una società che comprenda davvero il significato dell'empatia sarebbe più coesa, meno polarizzata, più capace di dialogare e incline all'aiuto reciproco.


L'empatia crea un linguaggio comune, quello dell'esperienza condivisa. Attraverso essa, le persone, e perfino i popoli, possono parlarsi davvero.

Come l'empatia può guarire la depressione: un caso clinico

empatia e psicoterapia

Un paziente arrivò in terapia in una fase depressiva profonda, schiacciato da una vita che non rispecchiava più la sua verità interiore. Aveva paura di ascoltare i propri bisogni reali, perché intuiva che, se li avesse riconosciuti, sarebbe stato costretto a cambiare tutto. La sua sensibilità era viva, ma imprigionata.


Nel percorso terapeutico, ciò che fece la differenza fu la relazione empatica in senso rogersiano: un ascolto profondo, senza giudizio e senza interpretazioni.

Il terapeuta non gli disse cosa fosse giusto fare né gli indicò una direzione; gli offrì uno spazio sicuro in cui poter riconoscere e legittimare le proprie emozioni.


Questo tipo di empatia non consola, non sostituisce, ma restituisce potere alla persona, permettendole di vedere con chiarezza la propria esperienza interna.


Nel tempo, il paziente scelse consapevolmente di affrontare la propria sofferenza con verità e intraprese la strada impegnativa, ma liberatoria, della psicoterapia. Questo processo, basato sull’accettazione, sull’autenticità e sul rispetto dei suoi tempi, lo portò a uscire dalla depressione.


Oggi questa persona sta bene: la sua storia testimonia come l’empatia, vissuta nella relazione terapeutica, possa diventare un’esperienza profondamente trasformativa.


Conclusione

L’empatia rogersiana non è un’emozione dolce né un sentimento di simpatia. È un atto di presenza radicale. È il coraggio di stare nell’esperienza dell’altro senza sostituirsi a lui.


Lo studio Renaissance applica il metodo rogersiano, adottando l'empatia come forma di accoglienza non giudicante. Se stai pensando di intraprendere un percorso terapeutico, puoi contattare qui uno dei nostri professionisti per avere un colloquio conoscitivo.


Fonti essenziali

  • Rogers, C. (1961). On Becoming a Person.

  • Rogers, C. (1957). The Necessary and Sufficient Conditions of Therapeutic Personality Change.

  • Bohart, A. (2018). Empathy and Human Relations in Person-Centered Therapy.

  • Deci & Ryan (2000). Self-Determination Theory.


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