Terapie olistiche: perché aprire porte non basta
- Marco Devastato
- 9 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Nel mondo delle terapie olistiche si parla spesso di aprire il cuore, liberare emozioni, rompere blocchi energetici. Sono immagini affascinanti e, a volte, realmente trasformative.
Ma c’è una verità meno raccontata: aprire è facile, richiudere è da professionisti.
Lavorare sul profondo della mente non è un gesto simbolico. È un atto che tocca parti sensibili, antiche, preverbali. Per questo non basta l’intenzione: serve competenza, etica, consapevolezza del funzionamento psicologico.
Perché “aprire” è semplice ma non sempre sicuro

Molte pratiche olistiche possono far emergere vissuti intensi:
memorie somatiche;
emozioni congelate;
parti fragili;
antiche ferite relazionali.
Questo non è un problema in sé. Il problema nasce quando mancano gli strumenti per contenere ciò che emerge.
Un operatore che non riconosce segnali come disorganizzazione emotiva, dissociazione lieve, o un improvviso crollo del tono dell’Io, rischia, senza volerlo, di lasciare la persona troppo aperta, vulnerabile, esposta. E questo non è terapeutico. È imprudente.
Le difese psicologiche non sono nemiche
Nel mondo olistico circola l’idea che buttare giù le difese sia propedeutico alla guarigione interiore. Ma le difese non sono muri: sono ponti. Sono strutture che proteggono l’integrità psichica.
Carl Rogers lo aveva compreso: violare una difesa significa violare la persona. Jung, invece, ricordava che il materiale inconscio, se emerge senza contenimento, può travolgere. Anche Hellinger lavorava nel profondo mantenendo una postura estremamente stabile.
Nessuno di loro apriva le porte dell'inconscio, gettando poi via la chiave.
Quando le pratiche olistiche vanno davvero in profondità

Molti strumenti lavorano su piani sottili e potenti:
tecniche corporee che liberano memorie;
costellazioni che attivano campi relazionali;
pratiche energetiche;
meditazioni profonde che abbassano le difese.
Perché questi strumenti risultino efficaci, è necessario che i terapeuti olistici siano in grado di contenere l'emozione, non lasciarla esplodere senza una direzione o senza uno scopo. Infatti, lo scopo è quello di rionforzare i confini della personalità, aiutando la persona a ritrovare una coesione interna che la renda più solida.
Infine, il processo va chiuso, il varco aperto non può essere trascurato, altrimenti genererà nella persona ansia, fatica e confusione.
Il principio etico

Sciolgiere i nodi che bloccano emozioni e desiderio di libertà non è un problema, e saperli gestire non è solo una capacità richiesta agli operatori, ma deve essere inteso come un fondamento morale da osservare, nel rispetto e nella salvaguardia di chi si sottopone a simili pratiche.
L'obiettivo è orientare, contenere, rinforzare e costruire una stabilità emotiva, riportando la persona a casa integra.
Dunque, diffida sempre di chi parla di "vibrazioni" come sensazioni che ci liberano e basta. Quando il chirurgo opera, ci aspettiamo che sappia ricucire la cute che ha aperto per intervenire all'interno del nostro corpo. Perché non dovremmo pretendere lo stesso anche da questi professionisti?
Conclusione
Le pratiche olistiche possono essere strumenti straordinari di benessere e crescita. Ma solo quando chi le guida conosce la psiche umana, rispetta i suoi tempi e sa contenere ciò che emerge.
La profondità non è un gioco:è un territorio sacro, che richiede competenza e radicamento.
Renaissance è un progetto di rinascita e crescita personale, uno spazio di ascolto che offre sostegno piscologico individualie e di coppia. Se sta pensando di intraprendere un percorso di psicoterapia per conoscerti in profondità, scrivici qui per entrare in contatto con uno dei nostri professionisti.
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