Altruismo: esiste davvero o aiutiamo gli altri per stare meglio?
- Marco Devastato
- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
In una città qualsiasi, in una mattina qualsiasi, una persona si ferma per aiutare qualcuno in difficoltà: una borsa caduta, un passo incerto, un bisogno improvviso. Non è un gesto eroico, nessuno lo applaude, nessuno lo racconterà. Eppure, in quel momento, qualcosa cambia: l’attenzione si sposta, il tempo rallenta, l’altro diventa importante.
È in gesti semplici e quotidiani come questi che riconosciamo ciò che chiamiamo altruismo. Ma quando aiutare qualcuno ci fa sentire meglio, più presenti, più vivi, possiamo ancora parlare di altruismo?
Altruismo, cosa ci dice la psicologia

Secondo la psicologa Abigail Marsh, l’altruismo è un comportamento volontario che implica un costo personale ed è motivato dal desiderio di aiutare un’altra persona. In altre parole: facciamo qualcosa per l’altro anche se ci costa tempo, energia o risorse.
C’è però un punto spesso frainteso. Provare piacere nel fare del bene non annulla l’altruismo.
Anzi, proprio questa sensazione di benessere sembra aver avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’umanità. Senza cooperazione, condivisione e cura reciproca, i nostri antenati non sarebbero sopravvissuti. Aiutarsi non è stato un lusso morale, ma una necessità vitale.
Perché aiutare gli altri ci fa stare bene
Molte persone si chiedono perché aiutare gli altri ci fa stare bene, anche quando comporta fatica o rinunce. La psicologia e le neuroscienze offrono una risposta chiara.
Quando aiutiamo qualcuno, il nostro cervello attiva le stesse aree coinvolte nel piacere, nella connessione e nella fiducia. Questo stato viene chiamato helper’s high: una sensazione di calore, soddisfazione e pienezza che segue un gesto di generosità.
Lo psicologo Jonathan Haidt parla di elevation: un’emozione che proviamo quando assistiamo a un’azione morale. Non solo ci fa stare bene, ma ci spinge a comportarci a nostra volta in modo più solidale.
L’altruismo, quindi, non è solo un atto individuale: si diffonde.
Altruismo, benessere e salute

Numerose ricerche mostrano che le persone che aiutano gli altri con regolarità:
riportano livelli più alti di benessere psicologico;
si ammalano meno;
vivono più a lungo.
Per questo alcuni esperti di salute pubblica suggeriscono il volontariato come parte di uno stile di vita sano, accanto all’attività fisica e alla cura dell’alimentazione. Ma allora sorge una domanda legittima:
Se aiutare gli altri fa bene anche a noi, è davvero altruismo o solo un modo per stare meglio?
Ogni società si regge su una regola semplice: la reciprocità. Aiutiamo gli altri sapendo, anche inconsciamente, che un giorno potremmo aver bisogno di aiuto. hQuesto non rende il gesto falso, ma umano.
Esistono, tuttavia, forme ambigue di altruismo: aiutare gli altri per sentirsi superiori, per creare un debito emotivo, oppure per ottenere approvazione.
In questi casi si parla di narcisismo comunitario: l’aiuto diventa uno strumento per sentirsi importanti, non per incontrare davvero l’altro. Qui il confine è sottile, ma fondamentale.
Esiste davvero l'altruismo "puro"?
Forse la domanda non è se l’altruismo sia totalmente disinteressato, ma se sia sufficientemente autentico.
Come osserva Abigail Marsh, aiutare gli altri è quasi sempre anche aiutare sé stessi.Gli atti di altruismo completamente privi di beneficio personale sono rari, così come lo sono comportamenti completamente egoistici.
Ma se l’esito è positivo, se qualcuno sta meglio, se una relazione cresce, se una comunità si rafforza, ha senso giudicare la purezza dell’intenzione? Forse no.
Generosità, non rispetto

L’altruismo non deve essere eroico per essere reale.Non deve passare per il sacrificio totale né per l’annullamento di sé.
Può convivere con il benessere personale, con il desiderio di connessione, con il bisogno di sentirsi parte di qualcosa. E proprio per questo è sostenibile nel tempo.
Forse aiutare gli altri è anche un modo per ricordarci che non siamo soli. Ed è qui che l’altruismo autentico, anche se imperfetto, trova il suo senso più umano.
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